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Marisa Musu è una figura di spicco dell'antifascismo
italiano. Di famiglia sarda, nasce a Roma il 18 aprile 1925.
Nel 1942, giovane studente nel liceo classico romano Mamiani, entra nell'organizzazione
clandestina del Pci prima di passare a combattere i nazi-fascisti nei
Gruppi di Azione Patriottica con il nome di battaglia di “Rosa”.
Il 23 marzo 1944, con altri appartenenti ai Gap centrali romani, è
protagonista dell'attacco ad una compagnia della polizia tedesca del battaglione
“Bozen” in transito su via Rasella.
Arrestata il 7 aprile è rinchiusa nel carcere femminile delle “Mantellate”.
Grazie all'aiuto dei commissari Antonio Colasurdo e De Longis (in contatto
con il CLN) cela la sua vera identità di combattente per la libertà.
Viene quindi condannata a morte dal tribunale di guerra nazista come criminale
comune. Nel maggio dello stesso anno riesce ad evadere dall'ospedale San
Camillo, dove si era fatta trasferire fingendosi malata.
Dopo la liberazione lavora nel movimento dei giovani comunisti per poi
entrare a far parte del comitato centrale del Pci. Giornalista di Paese
Sera e l'Unità e direttrice del Giornale dei genitori è
anche tra i fondatori ,nel 1976, del Coordinamento genitori democratici.
Sulla Resistenza a Roma Marisa Musu ha scritto due libri: La
ragazza di via Orazio e, in collaborazione col suo compagno
Ennio Polito, Roma ribelle.
Muore a Roma il 3 novembre 2002.
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